La tua impresa di pulizie lavora in sicurezza?

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di Alessandro e Marco Florio – pubblicato nel numero di Dicembre 2019 di CleaningCommunity.net

Le apparenze contano, anche per l’industria del pulito. E non potrebbe essere diverso da così, visto il crescente numero di imprese attive su internet che ormai hanno scelto i social network per raccontarsi. È così che tra autoscatti mossi, video sfuocati e aforismi motivazionali le nostre bacheche sono diventate un pot-pourri di contenuti apparentemente senza senso, ma che tuttavia sono forse la più realistica rappresentazione di noi, delle nostre imprese e di un settore intero. Che piaccia o meno, è così che ci presentiamo sul mercato, insomma come appaiamo ai nostri clienti.

Dopotutto oggi viviamo nella società dell’apparenza, che si tratti di una vacanza, un nuovo acquisto, i nostri quotidiani impegni lavorativi, oggi tutto dev’essere condiviso e ostentato ancora prima di essere vissuto, posseduto o raggiunto. Quello che gli altri pensano di noi viene prima di ogni altra cosa, fare bella figura magari ostentando un stile di vita che non possiamo permetterci o sbandierando dei risultati lavorativi mai raggiunti, oggi è diventata la normalità oltre che la priorità per molti e per molte imprese, anche del nostro settore.

Apparire migliori però può anche rivelarsi mestiere arduo, e la prospettiva di sparala un po’ troppo grossa rischiando così di essere facilmente scoperti e sbugiardati è quantomeno da tenere presente, soprattutto se nei social network decidiamo di affrontare argomenti complessi e importanti come la sicurezza.

Certamente lavorare in sicurezza è un obbligo, ma come molti altri obblighi anche un’opportunità, un’occasione con cui il professionista e l’impresa di pulizie possono davvero fare la differenza, soprattutto in un settore così affollato, ma anche che gode ancora di scarsa considerazione tra i non addetti ai lavori.

Ecco che in uno scenario di questo tipo la sicurezza potrebbe davvero essere quell’occasione perfetta che tutti stavamo aspettando, perfetta per mettersi in mostra, perfetta per far parlare bene di noi oltre che della nostra impresa, e perfetta anche perché potrebbe perfino riuscire a rivalutare l’immagine di un intero settore.

È probabilmente così che, per un numero crescente di imprese e professionisti, ogni autoscatto mosso e ogni video sfuocato che li ritrae in ognuno dei loro quotidiani impegni lavorativi, sia ormai diventato il pulpito da cui lanciare anatemi e sermoni social sull’importanza della sicurezza, e di come loro e le loro imprese, della sicurezza totale, abbiano fatto un punto di forza e quindi di distinzione.

Finalmente anche il nostro settore ha iniziato a muovere importanti passi nella direzione della cultura della sicurezza, abbandonato l’idea per cui la sicurezza sia un inutile costo e che ogni dispositivo o misura di protezione in fin dei conti sia di ostacolo al lavoro.

Finalmente oggi sui social vediamo con orgoglio imprese e professionisti del pulito ostentare il tema della sicurezza come valore imprescindibile mostrando con foto e video il loro quotidiano modo di lavorare. Un modo di lavorare che però, in sempre più occasioni, mostra il più totale disprezzo anche per le più elementari norme di sicurezza oltre a costituire un insulto per l’intelligenza di clienti e concorrenti.

È incredibile come aziende e professionisti che si dicono impegnate in nome di un lavoro sicuro non si rendano nemmeno conto di pubblicare contenuti palesemente in violazione di qualsiasi norma di sicurezza comprese quelle dettate dal comune buon senso. Ecco che, in quella che a tutti gli effetti è la peggiore accozzaglia di foto e video, si ha la rappresentazione nuda e cruda, se non di un intero settore, quantomeno di parte di esso, che incurante di ogni decenza mostra il modo peggiore di come un mestiere e una professione possano essere svolti e di come si possa spiegare perché ancora oggi tra i non addetti ai lavori sia così bassa la considerazione di cui gode il pulito.

Perché non si può proprio restare indifferenti vedendo la sistematica dimenticanza dell’uso di guanti, occhiali e mascherine perfino quando si usano prodotti chimici e macchinari potenzialmente pericolosi. Quanto poi all’abbigliamento il campionario di disattenzioni non manca di sorprenderci, scarpe da ginnastica di nota marca che si spera siano almeno antinfortunistiche ma che evidentemente qualche dubbio ce lo lasciano, si abbinano a tute da ginnastica, jeans, shorts, canottiere e molto altro di stravagante, a cui dobbiamo aggiungere l’immancabile e impietoso petto nudo, sul quale tralasciamo commenti.

Per quanto poi riguarda il lavoro su scale, piattaforme aeree, tetti, tettoie, pensiline e qualunque altra base rialzata, ovviamente non sorprende vi sia quasi mai la presenza di nessun sistema di prevenzione contro la caduta, come: imbracature, parapetti o altro, e naturalmente all’immancabile casco di protezione, appunto immancabile perché mai viene ad essere usato.

Strano, molto strano, che imprenditori e aziende che si dicono essere così attente alla sicurezza, riescano a condividere contenuti in cui poi tragicamente vengano a concentrarsi così tante dimenticanze. Strano si diceva perché se ad accorgersi di queste dimenticanze fossero i nostri clienti, cosa potrebbero pensare di noi e di un intero settore che ancora permette vi siano aziende che lavorano in questo modo? E poi cosa potrebbero pensare i nostri clienti / committenti, che per legge sono i responsabili della sicurezza del lavoro che ci affidano, se venissero a sapere che in caso di infortunio potrebbero risponderne personalmente?

E allora, come lavora la tua impresa di pulizie, in sicurezza?

Scriveteci e fateci sapere.

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