A innovazione come siamo messi?

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di Alessandro e Marco Florio – pubblicato nel numero di Novembre 2018 di CleaningCommunity.net

“Datemi 10 nomi, una lista di 10 imprese innovative e giovani del mondo pulizie professionali”. Una richiesta, apparentemente semplice, ma che a distanza di oltre 2 anni non siamo ancora riusciti a soddisfare. A chiedercelo un amico che di professione è giornalista e che scrive per questo stesso settore. Rimasto molto sorpreso che, non solo in Italia, ma neppure in Europa fossimo in grado di indicare almeno una decina di aziende con queste caratteristiche.

Dopotutto chi non ha mai sentito parlare di startup? Impossibile non accorgersi di questo fenomeno, e di tutte quelle aziende, per l’appunto, giovani e innovative, che da anni, oltre a comparire su tv e giornali, sono riuscite addirittura a far approvare ai governi nazionali leggi e incentivi a loro favore. In tutti i settori ci si è mossi, ogni associazione di categoria, persino alcuni sindacati dei lavoratori – almeno in teoria con interessi contrari a chi fa impresa – si sono interessati al reboante e controverso fenomeno startup.

Dicevamo tutti, ma sarebbe meglio dire quasi tutti, infatti sembra che il nostro settore, nonostante i proclami di chi dovrebbe (o al massimo vorrebbe) rappresentarci, nonostante questi autoreferenziali proclami sull’importanza che il pulito ha per il progresso della società, non sia stato ad oggi neppure in grado di accorgersi di questo fenomeno, o almeno così appare, e di conseguenza è impossibile pensare di trarne un qualsiasi vantaggio come tutti gli altri hanno fatto.

Ma accusare una intera classe dirigenziale dei problemi di un settore non è molto diverso da quando ad essere chiamati in causa sono i politici per i guai di una nazione, una posizione comoda per farsi un po’ di pubblicità ma difficile da sostenere e tantomeno utile ad analizzare i problemi per individuare proposte e soluzioni.

E se non bastasse, a rendere surreale questa situazione, ci sono tutti quegli imprenditori e/o addetti del pulito, che ancora pensano che la responsabilità dei problemi del nostro settore non li riguardi in prima persona. Probabilmente è perché siamo sempre troppo presi a rincorrere gli eventi di un quotidiano dal quale non riusciamo a disconnetterci e che ha trasformato in lusso il tempo per analizzare cosa accade attorno a noi. Neppure quando questo quotidiano dovrebbe farci accendere dei campanelli d’allarme, di pericolo.

Come quel cinquantenne responsabile commerciale di una nota multinazionale – famosa per la costruzione di idropulitrici – che qualche mese fa è venuto a farci visita in azienda, e appena entrato ci disse: “ah ma siete giovani… nel nostro settore non ci sono giovani!” E così senza tanti altri convenevoli, senza accorgersi della drammaticità delle sue stesse parole, probabilmente per non perdere altro tempo si è subito affrettato a illustrarci tutto il campionario.

Un po’ perplessi e increduli volevamo chiedergli, ce ne avesse dato il tempo, così preso a decantare i pregi dei prodotti che ci mostrava, come potesse restare indifferente o come si potesse prendere sonno la notte alle parole NON CI SONO GIOVANI.

Ehi! Ma senza giovani e senza idee nuove, assieme a esperienza manageriale e capitali quale mai potrà essere la prospettiva per una azienda o per un settore? È esattamente quello che ha spinto un po’ tutti i settori produttivi, dalle singole aziende, alle associazioni di categoria passando dai governi nazionali per finire al mondo del no profit a trovare una risposta. Una risposta che potremmo sintetizzare con il termine startup.

Un movimento che in questi anni ha davvero attirato un sacco di interesse e attenzione e che in molti hanno saputo sfruttare non solo da un punto di vista mediatico ma avviando percorsi e programmi di selezione, formazione, incubazione e accelerazione di nuove idee imprenditoriali, progetti e molto altro.

Ora però, non è solo tardi, siamo decisamente fuori tempo massimo. Perché anche il treno delle startup è passato e senza che ce ne accorgessimo. In particolare l’enfasi mediatica che portava con se è persa, svanita! E il tutto diventa tragicomico se pensiamo che l’intero settore da anni non riesce a far parlare di se, sistematicamente ignorato dai media e dall’opinione pubblica.

È vero, viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, alcuni dei quali così veloci, che sembrano proprio sfuggirci di mano, senza riuscire quasi a percepirli. Passano inesorabili come un treno troppo veloce per poterci saltare su in tempo. Oppure siamo noi che ci muoviamo troppo lenti?

Scriveteci e fateci sapere.

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