Ma è davvero tutto green?

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di Alessandro e Marco Florio – pubblicato nel numero di Novembre 2019 di CleaningCommunity.net

Oggi è tutto green! È tutto così verde, che si ha come l’impressione di trovarsi a Dublino il 17 Marzo, il giorno in cui l’Irlanda festeggia il suo patrono, San Patrizio. Ovunque ci si giri, qualunque cosa si acquisti, qualunque pubblicità si guardi, c’è un solo comune denominatore, un solo colore a monopolizzare la scena, il verde.

Dopotutto, come potrebbe essere diverso da così? Se ci pensate, non passa giorno in cui giornali, radio, tv e internet non ci bombardino con notizie poco rassicuranti sullo stato di salute generale del nostro pianeta. E, a meno che qualcuno non viva su Marte, fino a prova contraria, la salute dell’ambiente riguarda tutti, anche perché è lo stesso ambiente in cui, non solo viviamo, ma anche lo stesso dal quale poi traiamo cibo, acqua, aria e quant’altro c’è di necessario per vivere bene.

E anche se vi fossero ancora dei dubbi, basta pensare, alla plastica che distrugge gli oceani, all’aria delle città sempre più inquinata, o all’utilizzo disinvolto e scriteriato di molte sostanze chimiche che negli anni passati sono finite disperse nell’ambiente e che tanti guai hanno contribuito a creare, e si avrà ben presto chiara quale sia, non solo la situazione generale, ma soprattutto perché vi sia un’attenzione così elevata e spasmodica a questi temi. E quindi non c’è da stupirsi che qualsiasi cosa si acquisti abbia un marchio, una dicitura o un nome che, anche solo vagamente, alluda al tema della sostenibilità ambientale.

Naturalmente il pulito professionale non poteva stare a guardare, anche nel nostro settore, dalle macchine, alle attrezzature, dai prodotti, ai servizi, è improvvisamente diventato tutto green. Che bella notizia! Finalmente anche le pulizie, se non ancora del tutto sostenibili, comunque hanno iniziato il lungo percorso verso l’impatto ambientale zero. Finalmente qualcosa di cui andare fieri, una bandiera da issare alta e perché no, anche un’opportunità per rivalutare l’immagine dell’intero settore.

Improvvisamente, dopo anni di immobilismo, scetticismo e diffidenza, tutto d’un tratto ci scopriamo paladini dell’ambientalismo. Beh, meglio tardi che mai, ci viene da dire, ma poi, alla prova dei fatti, sarà davvero tutto verde o, finita la festa, tolti i costumi, di verde non resti quasi nulla? Insomma, che tutto il resto sia e resti di un tristissimo color grigio inquinamento?

Siamo tutti d’accordo sulla necessità che il pulito diventi amico dell’ambiente, abbiamo davvero tutti a cuore il nostro settore, l’immagine che all’esterno si percepisce, insomma cosa la gente dica di noi. Ed è forse anche per questo che il green sia stato accolto con tanta enfasi e sulla sostenibilità ambientale si stia investendo molto e che le aspettative siano alte. Ma il rischio di vanificare tutti questi sforzi, di trasformare il green in un gigantesco boomerang, solo per esserci lasciati trasportare dalle emozioni, non è comunque da sottovalutare.

L’euforia, lo stato di spensierato ottimismo e ilarità, che si aggira attorno al green è purtroppo cosa molto concreta e altrettanto preoccupante. Se come noi siete stati ai “corsi” di formazione che alcuni operatori promuovono, e se leggete con attenzione i “proclami” che altri operatori pubblicano sui loro siti internet o profili social network non si può che avere l’impressione che ci stiamo muovendo sul filo di un affilatissimo rasoio.

Ad esempio, in questi corsi, ci è parso di osservare una tendenza alquanto curiosa quando si affronta il complesso argomento dei prodotti chimici. Forse è un caso, ma a noi è parso comunque strano non si dica mai con chiarezza che, laddove sia necessario usare queste sostanze e quindi non vi siano alternative per ridurne o eliminarne l’uso, una volta completate le operazioni di pulizia, che questi prodotti devono essere sempre trattati e gestiti per quello che sono, dei rifiuti.

E non è una cosa da poco, perché poi in giro c’è sempre Lui, l’esperto da social network, quello che anche gli facessi notare che sta sbagliando ha comunque ragione Lui. Sì, proprio Lui, quello che sbandiera di aver fatto i corsi, quello che pubblicamente dichiara l’amore per il suo lavoro, quello che non perde occasione per farci vedere su internet l’uso disinvolto e scriteriato di ogni sorta di prodotto chimico.

Lui, quello che ci tiene a precisare che tanto sulla bottiglia c’è scritto biodegradabile, ormai diventato sinonimo di innocuo. Perché, di sicuro, una volta terminato di essere spietato con lo sporco più ostinato, magicamente e istantaneamente, il prodotto, si dematerializza e svanisce nel nulla.

Di sicuro è così! Nessuno metterebbe in dubbio l’importanza di usare prodotti biodegradabili, ma in quanto tempo tutto il processo di biodegradazione avverrebbe? E soprattutto nel frattempo, all’ambiente e agli organismi viventi con cui il prodotto può entrare in contatto, cosa accadrebbe?

Meglio non chiedere a Lui, potrebbe risentirsene. E quindi queste domande le volgiamo fare a tutti voi, anche perché non è da escludere che il cliente, al quale cerchiamo di vendere qualcosa di green, non si stia già facendo queste stesse domande. Non si stia già domandando: ma è davvero tutto green?

Ecco in questo caso, se il cliente sospettasse che di green non c’è poi molto oltre al marchio, alla dicitura o al nome, e che la sostenibilità ambientale potrebbe di fatto essere solo di facciata, solo per opportunismo commerciale, cosa potrebbe pensare di noi e di tutto il settore?

Scriveteci e fateci sapere.

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