Il carrozziere che non fa più il carrozziere

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di Alessandro e Marco Florio – pubblicato nel numero di Luglio 2020 di CleaningCommunity.net

Questa è una di quelle storie così assurda e folle che se non fosse vera, se non l’avessimo vissuta in prima persona, potrebbe essere solo il frutto della fervida immaginazione di uno di quei simpaticissimi bontemponi di paese, null’altro che l’invenzione di uno di quei perditempo che trascorre le sue giornate a inventare scherzi e burle.

E per quanti sforzi abbiamo fatto fino ad oggi per capire, per cercare una spiegazione logica a questo incredibile fatto, non siamo riusciti a trovare nulla. Neppure un solo valido motivo per spiegare perché un carrozziere, il nostro carrozziere, dopo 40 anni di lavoro, improvvisamente, non faccia più il carrozziere.

Il tutto è iniziato qualche mese fa, dopo aver subito un piccolo tamponamento ad un nostro furgone (nulla di grave). Arrivati alla carrozzeria notiamo subito che c’è qualcosa di diverso, di insolitamente nuovo, impossibile non accorgersi che la vecchia insegna era stata sostituita con una nuovissima. Bello ci siamo detti lì per lì, un’azienda che si rinnova, dopotutto nel corso degli anni all’attività di carrozzeria si sono aggiunti così tanti nuovi servizi che un rinnovamento ci voleva.

Una bella svecchiata all’immagine aziendale, un’ondata di freschezza e dinamismo ogni tanto è necessaria. A qualcuno (probabilmente è andata così) sarà venuto in mente che quei nuovi servizi dovevano essere valorizzati, e quindi alla scritta carrozzeria, si doveva fare qualche aggiunta.

Tanti nuovi servizi, tanti, probabilmente troppi per la facciata del capannone che, seppur grande, non poteva certamente contenere tutte quelle nuove insegne, una per ogni servizio offerto. Qualcosa andava inevitabilmente tolto, sacrificato, e tra tutte le possibili scelte, alla fine, guarda caso, l’unica insegna che manca all’appello qual è? Sì, proprio lei, quella con su scritto carrozzeria.

Anche perché oggi tutto è diventato super-mega-multi-auto-service-qualcosa, probabilmente carrozzeria suonava come qualcosa di vecchio, superato. Senza tenere conto che oggi, tra spese, costi, normative, crisi, concorrenza spietata, clienti esigenti e chi più ne ha più ne metta, dal lavoro di carrozziere (ci possiamo facilmente immaginare) praticamente non si guadagni più nulla.

Oggi per restare sul mercato, ci vogliono continuamente nuove idee e altrettante nuove soluzioni, oggi la parola d’ordine è diventata: vendita. E guarda caso l’insegna più grande qual è? Sì, indovinato, vendita. Vuoi mettere che fico è dire vendita? Tanto che, poco importa cosa vendiamo, poco importa se è un marchio famoso o che non ha mai sentito nessuno, oggi se non vendi qualcosa non sei più nessuno. E a sentire il nostro amico carrozziere, vendita è diventato anche un sinonimo di poca fatica, poco lavoro, poche spese e soprattutto tanta resa. Le scontistiche oggi hanno preso il posto delle ore di lavoro e dei pezzi di ricambio. E non possiamo che credergli, tanto è l’entusiasmo con cui il carrozziere che non fa più il carrozziere ce ne parla.

Un po’ come è successo a molte imprese del nostro settore (le pulizie professionali) che in questi ultimi anni, stando a siti web, brochure e profili Facebook e Instagram, si sono trasformate, evolute. Anche per molti di noi la parola d’ordine, ancora una volta, tanto per cambiare, rimane una sola: vendita. Tanto da cominciare a domandarsi con una certa insistenza come molti di noi abbiano, fino a questo punto, potuto solamente pensare di esistere in questo settore senza aver mai fatto vendita di qualcosa. Che cosa vi starete domandando? Non importa, di sicuro è eco-bio-green-professional-qualcosa. Anche perché le pulizie, lo sappiamo fin troppo bene, sono diventate una valle di lacrime e sangue, e qualcosa, diciamocelo, ce lo dovevamo pure noi inventare.

Poco importa se dalle pulizie continuiamo a guadagnare sempre meno, ora anche per noi i guadagni arrivano dalla vendita. L’entusiasmo è letteralmente alle stelle, gli elogi sul web si sprecano, e le aspettative sono così alte da sembrare imminente la collettiva vincita alla lotteria nazionale. Un clima di euforia generale di quelli che di solito anticipano lo scoppio di una bolla speculativa, gonfiata solo di vane speranze.

E così, su quest’onda emotiva veniamo trascinati, l’importante è vendere e poco importa se per vendere qualche flacone di prodotto in più continuiamo a svilire il nostro lavoro, a impoverirlo, magari insinuando nel cliente che a fare la differenza non siamo noi e la nostra professionalità, ma anzi quel costosissimo prodotto che cerchiamo di rifilargli a qualsiasi costo, tanto da poterci permettere il lusso di concedere lo stesso uno sconto, tanto sono alti i margini che abbiamo.

Non ci sembra vero possiamo concederci il lusso di accontentare il cliente con uno sconto, aggiudicarci il lavoro e di guadagnare bene. Insomma la soluzione perfetta, così perfetta che ci sembra impossibile non ci avesse mai pensato nessuno prima. Prima di arrivare al giro di boa si intende, prima di scoprire che ai piccoli sconti che ingenuamente avevamo pensato di poter concedere saremo costretti a concederne altri e poi altri, ritrovandoci come nel gioco dell’oca a dover retrocedere sempre di più e sempre più bruscamente ad ogni piccolo tentativo fatto per avanzare.

Una soluzione perfetta, perfetta probabilmente per finire di distruggere il nostro settore e non solo le nostre aziende che alla fine potrebbero ancora una volta pagare un conto molto salato. Scriveteci e fateci sapere.

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